All'interno del Carrousel du Louvre, Daniel Roseberry ha messo in scena un ritorno deliberato a un'epoca precedente della cultura delle passerelle parigine. La sede ha ospitato molte delle sfilate della città negli anni '90 e nei primi anni 2000, e lo stilista si è ispirato a quel ricordo costruendo una passerella rialzata, un elemento raramente visto nelle presentazioni contemporanee. Il gesto ha dato il tono a una collezione che ha esaminato la natura ciclica della moda, dove i riferimenti al passato non vengono semplicemente rivisitati, ma riformulati attraverso una lente moderna. Il look d'apertura ha stabilito una base disciplinata. Un tailleur pantalone maschile a tre pezzi è apparso con il colletto della camicia e i revers della giacca alzati, i pantaloni leggermente plissettati e cadenti su stivaletti i cui tacchi in ottone scolpiti ricordono volti in miniatura. La silhouette suggeriscono un taglio sartoriale classico, eppure le proporzioni e i dettagli introducono una silenziosa tensione tra rigore e giocosità. È un punto di ingresso controllato in una collezione che si sarebbe progressivamente avvicinata al surreale. In tutta la collezione, Roseberry ha esplorato la storica fascinazione della maison per la trasformazione e l'ambiguità. La stilista ha fatto riferimento al motivo della sfinge associato alla mitologia di Elsa Schiaparelli metà umana, metà animale, traducendo l'idea in capi che distolgono la forma naturale del corpo. Un tailleur gonna realizzato con calze imbottite di ovatta accentua le curve di spalle, busto e fianchi, creando una silhouette volutamente inquietante che oscilla tra scultura e abito. Altrove, la collezione si dispiega attraverso una serie di sottili interruzioni visive. Una gonna si estende in una forma a coda attraverso un orlo metallico nascosto, alterando il movimento del capo a ogni passo. I capi in maglia Aran appaiono frammentati in strisce, aderendo al corpo attraverso una base di tulle effetto illusion che crea l'impressione di texture che si disfasciano sospese nell'aria. Le stampe imitano folte pellicce o squame di coccodrillo rese con pennellate pittoriche, rafforzando il fascino della collezione per le superfici ibride e le identità mutevoli. La sperimentazione sui materiali ha giocato un ruolo centrale. Un completo è stato realizzato utilizzando musicassette srotolate e compact disc sbriciolati, trasformando supporti obsoleti in una superficie tessile scintillante. Piuttosto che apparire puramente concettuali, questi capi sottolineano la lunga tradizione della maison nel trattare la moda come un oggetto di arguzia e invenzione. Gli accessori hanno ulteriormente arricchito la narrazione. Le décolleté sono ornate da teste di animali scultoree sulla punta, gatti ringhianti o piccoli dobermann, mentre le borse sono in precario equilibrio su zampe di gallina scolpite. Gli oggetti riecheggiano l'umorismo surrealista storicamente radicato nella maison, fungendo sia da ornamento che da commento. Oltre alle creazioni più eccentriche, Roseberry ha esplorato anche silhouette più morbide e drappeggiate. Diversi abiti sono fasciati e plissettati con una delicatezza degna di Fortuny, con il tessuto che cade in fluide pieghe verticali in contrasto con i tagli sartoriali più netti visti in precedenza nella sfilata. Questi capi hanno introdotto un'eleganza più discreta, rivelando una stilista sempre più a suo agio nel destreggiarsi tra teatralità e sobrietà. Il risultato è una collezione che enfatizza i codici più riconoscibili della maison, esplorando al contempo nuovi territori. A tratti, i gesti surreali rasentano l'eccesso deliberato, ma la maestria artigianale e l'immaginazione che li animano rimangono accattivanti. Roseberry continua a posizionare la maison in uno spazio in cui glamour, umorismo e sperimentazione si intersecano: un luogo in cui il prêt à porter non imita l'abbigliamento quotidiano, ma ne propone una visione amplificata, quasi fantastica.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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