Ci sono le passerelle. E poi ci sono i portali. Per la Fall Winter 26/27, Lavinia Biagiotti non ha semplicemente messo in scena una sfilata al Piccolo Teatro Studio Melato, storico indirizzo milanese della maison. Ha ricreato l'ingresso principale del castello Marco Simone, cuore storico della sede centrale del marchio presso il Marco Simone Golf & Country Club. Una torre di pietra. Un bosco dai toni autunnali. Una soglia tra i secoli. Il messaggio è molto chiaro: le radici contano. Il castello, pazientemente restaurato da sua madre Laura Biagiotti, è più di un semplice scenario. La sua torre millenaria un tempo accolse menti come Galileo Galilei. Per Lavinia, simboleggia la resistenza: solidità ancorata al passato, animata dalla moda nel presente. Una favola, sì. Ma costruita sulla muratura. Quella narrazione si è insinuata direttamente nella collezione. Un maglione riproduce la silhouette del castello. La palette di colori rispecchia una passeggiata nei boschi autunnali: castagna, ambra, muschio intenso, rosso bacca, ruggine. Eppure, un sussurro di primavera prematura molto milanese, molto attuale emerge in un abito monospalla floreale che sfiora il ginocchio. Un promemoria che i cicli continuano. Il cashmere, come sempre, è rimasto il pilastro della maison. Questa stagione è apparso in motivi traforati su abiti e in costruzioni leggere come piume, scolpite aderendo al corpo. Maxi cardigan in maglia a trecce che sfiorano la caviglia, texture intrecciate che segnalano la continuità artigianale e un cappotto in cashmere filato effetto pelliccia nelle tonalità distintive del bianco e del crema: morbidezza e lignaggio. Eppure qualcosa è cambiato. Biagiotti si è avvicinata alla sensualità. Gonne avvolgenti con spacchi che rivelano il movimento. Un abito rosso fuoco drappeggiato aderente alla figura. Un fluido abito di seta con disinvoltura greca. Top ricamati in tulle color carne che suggeriscono trasparenza senza fragilità. I codici sono rimasti intatti, maestria nella maglieria, raffinatezza neutra ma la silhouette si è fatta più aderente, più calda. L'obiettivo dichiarato è l'eternità. Non la tendenza. Non il rumore. Durevolezza: nel tessuto, nella costruzione, nel significato. L'arco temporale di tre generazioni della casa aleggia silenziosamente sullo sfondo, meno come nostalgia e più come calibrazione. Fuori, il mondo può sembrare instabile. All'interno di questo castello immerso nel bosco, regna compostezza. Continuità. La convinzione che la moda possa fungere da passaggio, dalla storia alla possibilità. Non è esattamente evasione. È più una rassicurazione, resa in cashmere.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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