Un magazzino di uno studio milanese è diventato, per una mezz'ora intensa, un punto di collisione tra l'estetica danza moderna e la decadenza aristocratica. Sotto la direzione di Fausto Puglisi, la collezione Fall Winter 26/27 di Roberto Cavalli non si è limitata a fare riferimento a due figure smisurate Alvin Ailey e la Marchesa Luisa Casati, ma ne ha intrecciato le mitologie. Il risultato è uno studio di glamour elastico: sensuale ma vigoroso, barocco ma essenziale, italianizzato nell'istinto ma acuito da un senso di determinazione americano. Il look di apertura annuncia questa ricalibrazione con autorevolezza. Un tailleur pantalone in pelle nera, confezionato con una compostezza quasi fanciullesca, incornicia un reggiseno scintillante che tremola sotto le luci. La tensione tra copertura ed esposizione appare deliberata: la storica inclinazione di Cavalli alla provocazione filtra attraverso linee più pulite e atletiche. Quando segue una gonna tutù a trapezio un'eco d'archivio delle prime collezioni di Puglisi è sostenuta da mocassini a punta, il cui tocco pragmatico smorza ogni tentazione di ostentazione. I tradizionali tacchi vertiginosi di Cavalli sono vistosamente assenti; il corpo qui è pensato per muoversi, non solo per posare. Una sottoveste da cocktail, poco più di un body, acuiva l'idea del movimento come armatura. La scollatura evoca la silhouette provocatoria dell'abito della vendetta della Principessa Diana, ricontestualizzando l'esposizione pubblica come azione. In tutto il film, si percepisce l'influenza di Ailey non tanto come riferimento letterale quanto come vocabolario fisico: spalle squadrate, torsi allungati, abiti tagliati per seguire l'arco di una ballerina a metà frase. Se Ailey fornisce disciplina, Casati proietta invece l'ombra. Il suo alone mistico, orlato di kajal, satura la passerella di un nero quasi ossessivo. Pelle, chiffon di seta e superfici laccate assorbiscono e rifrangono la luce come una tela di Caravaggio. L'animalità da sempre centrale nel lessico di Cavalli viene reinterpretato attraverso una stampa fotografica di volpe argentata su chiffon di seta. Un abito chemisier la rende urbana e sinuosa; un abito lungo fino a terra la trasforma in qualcosa di selvaggio, con il tessuto che cattura aria e polvere mentre attraversa lo spazio industriale. Il colore si intromette con parsimonia e, quando lo fa, brilla come un fiammifero. Fiori caravaggeschi sbocciano come ricami su un abito nero senza spalline e vengono dipinti su ampi jeans a pieghe, iniettando un tocco pittorico in silhouette funzionali. Un abito bustier che richiama l'esuberanza della Primavera 2004 della maison le cui gonne sfilacciate si accendevano di rossi e arancioni alla fine si dissolve nel nero, come se fosse stato consumato dall'umore dominante. In tutta Milano questa settimana, il nero ha funzionato come un'espirazione collettiva e Puglisi lo ha abbracciato senza rinunciare al Suo Show. Riconosce l'ambivalenza che plasmava la sua visione: una simultanea allegria e tristezza, influenzata dal clima globale. Questa dualità emotiva si traduce in abiti che oscillano tra evasione e sobrietà. Per tutta la durata della sfilata, tuttavia, l'ansia si trasforma in performance. La donna Cavalli emerge non come una sirena nostalgica, ma come una protagonista dinamica, ancorata a scarpe basse, avvolta nell'oscurità, scintillante quando lo desidera. La collezione Roberto Cavalli Fall Winter 26/27 segna una fase decisiva nel mandato di Puglisi. Fondendo la chiarezza corporea americana con la decadenza italiana, ha distillato l'eccesso della maison in qualcosa di più snello e intenzionale. Il glamour, in questa iterazione, non è un'indulgenza, ma una posizione: composta, consapevole e attenta alle ombre che ne rendono visibile la sua brillantezza.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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