Meno io, più noi Il mantra, stampato sulla passerella e intrecciato nelle fettucce delle borse, ha incorniciato il debutto di Maria Grazia Chiuri come direttore creativo di Fendi. Un segnale di collaborazione, pluralità e paternità collettiva. Eppure, man mano che la sfilata si svolge, è diventato altrettanto chiaro che si tratta di una visione di Chiuri orchestrata con precisione, incentrata sulla silhouette, sulla ricalibrazione e sulla riorganizzazione strutturale della maison romana. Chiuri, nel pre sfilata, ha parlato di un'attenzione particolare alle linee generali. Ne è emersa una collezione costruita attorno a una geometria decisa, che spesso delinea una silhouette a X attraverso profonde scollature a V e gonne o giacche affusolate che si allargano dalla vita. Questa architettura, familiare ai fan dei suoi incarichi da Valentino e Dior, è stata qui ricontestualizzata all'interno del patrimonio di materiali di Fendi. La grammatica è condivisa tra i generi: tailleur doppiopetto, abiti monopetto con chiusura a strappo, denim doppio e soprabiti a giacca d'asino sono apparsi sulle donne, sottolineando un guardaroba misto dalla sintassi unificata. Il restauro più provocatorio ha riguardato la pelliccia. Da tempo artigianato di Fendi, negli ultimi anni è stata cautamente messa da parte in alcuni mercati. Chiuri l'ha reintrodotta senza mezzi termini. Bordi, colletti e frange punteggiavano trench e gilet; un lungo cappotto di pelle nera è composto da sezioni di pelliccia floreale tagliate a mano e cucite insieme come pizzo. Una giacca da donna incorpora ritagli di pelliccia in un camouflage boschivo, segnalando sia la maestria artigianale che la capacità di commento. Al centro di questa rinnovata enfasi c'è l'iniziativa Echo Of Love, che invita i clienti a rielaborare pellicce amate con l'atelier Fendi. Chiuri ha incentrato il progetto sulla durevolezza emotiva, integrando la memoria personale nella trasformazione dei materiali. In un momento culturale in cui la pelliccia vintage è tornata a far parte dei guardaroba urbani da New York a Milano, la proposta di Fendi appare più strategica che reazionaria: sostenibilità attraverso la continuità, piuttosto che attraverso la negazione. La collaborazione si è estesa oltre l'atelier. L'artista SAGG Napoli ha infuso l'Estetica del Sud in sciarpe di pelliccia ispirate al football e T-shirt grafiche che celebrano le cinque sorelle Fendi, Paola, Anna, Franca, Carla e Alda con cui Chiuri ha iniziato la sua carriera tra il 1989 e il 1999. Slogan come radicate ma non bloccate e vulcaniche ma non distruttive hanno articolato l'identità come patrimonio dinamico. Un dialogo parallelo con la tenuta di Mirella Bentivoglio ha fatto rivivere gioielli e grafiche interrogando il linguaggio di genere, aggiungendo profondità concettuale alla ricchezza materica della passerella. Gli accessori hanno garantito ulteriore continuità. Avendo contribuito allo sviluppo originale della Baguette, Chiuri ne ha rivisitato la filosofia fondante attraverso intricati decori di perline, applicazioni di pelliccia e tecniche di selleria artigianale. Una nuova tracolla secondaria ha introdotto una versatilità pragmatica, rafforzando l'ethos del guardaroba condiviso. L'artigianato non era un semplice abbellimento; era un tessuto connettivo tra le categorie. Gli omaggi personali sono emersi in modo discreto. I colletti staccabili in cotone bianco, pelle nera e pelliccia richiamano la tradizione delle camicie su misura di Karl Lagerfeld, indossate esclusivamente dalle donne in questa sfilata, una silenziosa inversione di tendenza. In tutto il percorso, Chiuri ha bilanciato omaggio e affermazione, incastonando il proprio segno distintivo nella memoria istituzionale di Fendi. Con il suo inchino, il messaggio è risuonato: pluralità come struttura, tradizione come dialogo in evoluzione. Alla Milano Fashion Week AI26, Maria Grazia Chiuri ha fatto più che presentare una collezione. Ha riposizionato la silhouette di Fendi, materialmente e metaforicamente proponendo una maison in cui l'autorevolezza individuale è al servizio di un'eredità collettiva. Meno io, più noi. E, inequivocabilmente, molto lei.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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