Antonio Marras inspirò profondamente e tutto rallentò. Dopo stagioni presentate in spazi sempre più ampi, a seguito dell'investimento di maggioranza del marchio da parte del Gruppo Calzedonia nel 2022, Marras tornò nel suo showroom di Milano, lo spazio intimo che ha ancorato il suo mondo dal 2004. Cinquanta look invece di cento. Nessuna elaborata impalcatura letteraria. Nessuna drammaturgia tentacolare. Solo sensualità, concentrazione e la disciplina del romanticismo. E tutto comincia puntualmente. La moderazione rende più acuto il messaggio. Un sentiero ricoperto di foglie d'oro sfalsate attraversa la stanza. I pilastri sono avvolti da rose rampicanti, cariche di fiori. La colonna sonora, infatti ogni canzone è legata alle rose non è né ironica né esagerata. Persino il trucco esalta il motivo floreale con una complessità pittorica. L'effetto è immersivo, ma non affatto teatrale. Concentrato. Composto. Marras non si sta espandendo verso l'esterno in questa stagione; si sta invece rivolgendo verso l'interno. La rosa è protagonista e medium. Appare inizialmente con una certa compostezza anni '40: un tailleur gonna dalle linee precise, un tubino a tulipano con spalle scese e maniche a sbuffo. Ma la serenità è comunque temporanea. L'istinto di Marras per il collage emerge presto: broccato sovrapposto a ricami sovrapposti a stampe, abiti kimono saturi di texture, abiti a vita bassa con orli in pizzo che oscillano tra nostalgia e sfida. Ha sconvolto la sartoria con insistenza botanica. Ricami patchwork di rose punteggiano pannelli di quadri nei tailleur maschili. Una giacca di jeans avvitata presenta inserti floreali. Una gonna ampia con balze sul davanti reca frammenti di rose come ricordi ricuciti insieme. Il massimalismo è coltivato, non caotico: una vegetazione selvaggia potata da una mano esperta. Eppure il giardino non è uniformemente in fiore. Marras ha punteggiato la narrazione con contrappunti decisi: completi da motociclista in pelle abbinati a sneakers a metà polpaccio e gonne con colletto camp, privi di motivi floreali e ricchi di personalità. Un cappotto da campo con maniche leopardate e spalline, decorato con un motivo Principe di Galles su un verde oliva, ha aggiunto tensione grafica. Questi look hanno agito come purificatori del palato, ricordando che la sensualità non deve essere sempre soft. Gli accessori hanno segnato un'evoluzione silenziosa. La nuova borsa Caragol, talvolta impreziosita da dettagli rosa, si distingue per il manico a spirale, scultoreo, quasi serpentino. Evita eccessi di abbellimento, affermando invece l'identità attraverso la forma. Una metafora calzante per la collezione stessa. Ciò che ha distinto questa sfilata Fall Winter 26/27 è stato il suo taglio. Marras ha distillato senza diluire. Riducendo scala e retorica, ha amplificato l'intimità. Il romanticismo qui non è affatto sentimentale; è invece sicuro e padrone di sé. Alla Milano Fashion Week AI26, Antonio Marras ha dimostrato che il massimalismo, se disciplinato da lentezza e convinzione, può risultare non opprimente, ma essenziale.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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