Il primo segnale sonoro della sfilata Spring Summer 27 di Tory Burch, il 10 settembre, è volutamente fuorviante. Mentre gli ospiti entrano nel Sunken Garden progettato da Isamu Noguchi, risuona la colonna sonora di Shining. Burch ha minimizzato l'accaduto nel backstage, definendolo un semplice scherzo: la collezione, infatti, è incentrata sull'idea opposta, ovvero gioia, ottimismo e bisogno di evasione. Il suo punto di partenza è stato ciò che lei definisce una femminilità opulenta contrapposta all'abbigliamento sportivo funzionale. È un contrasto che ha esplorato a lungo, riprendendo da dove si era interrotta la scorsa stagione con una sorta di glamour di metà secolo elegante, impreziosito, ricco di accessori ma spingendolo ulteriormente verso territori eccentrici. C'è un riferimento a cui è tornata nel backstage: durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la seta e il nylon erano razionati, le donne si dipingevano le cuciture sul retro delle gambe. Nessuno vive più un periodo di austerità simile, ma il punto di Burch è che le donne continuano a cercare distrazioni materiali che siano allettanti e confortanti. Quella tensione è palpabile ovunque. I cardigan da nonna ricamati con perline, un capo iconico delle stagioni precedenti, sono tornati in versione rimpicciolita, con abbottonature che si stropicciano come se fossero state allacciate male. Le collane di perline a più fili sono impreziosite da denti di squalo oversize. Un abito cappotto presenta un orlo inclinato. Gli abiti drappeggiati sembrano sul punto di disfarsi, come se fossero stati tirati fuori dal fondo di un armadio o dal magazzino di un negozio vintage. I tailleur pantalone sono più lineari, ma caratterizzati dalle spalle larghe e dai pantaloni a vita alta tipici degli anni '40. Le superfici sono particolarmente elaborate. Un abito tie dye è tempestato di grappoli di cristalli, una giacca da sera è decorata con piume di seta dipinte a mano e molti look sono rifiniti con boa. Un caftano a righe in ciniglia a pelo lungo presenta la stessa ricchezza artigianale. Gli accessori rappresentano un elemento divisivo. Da un lato, la nuova shopper di Lee Radziwill è volutamente semplice, dalla forma quasi di un sacchetto di carta e abbastanza capiente da contenere un pranzo completo da portare in ufficio. Dall'altro lato, è con le scarpe che Burch ha dato libero sfogo alla sua creatività, in particolare con décolleté con tacco a spillo e tomaia asimmetrica tempestata di microsfere. Un lusso inteso come evasione, bilanciato da un elemento pratico che permetta di portare con sé il pranzo.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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