Ermanno Scervino trasforma il consueto debriefing della sfilata in una lezione di making, e per la Spring Summer 27 questa ossessione è il punto centrale. Il lusso, a suo avviso, non può esistere senza l'artigianalità, e tutto ciò che porta la sua firma è interamente e orgogliosamente Made in Italy. L'idea si è concretizzata in giacche e pantaloni in camoscio traforato ricamati con nastri di organza lavorati come lingerie, in frac in nappa patinata a mano così leggeri da sembrare camicie, frutto di mesi di ricerca di una specifica morbidezza e lucentezza. Lo stesso rigore ha plasmato giacche da corsaro in lino opalino, impreziosite da passamanerie raffinatissime, realizzate in collaborazione con un tecnico specializzato per creare nastri intrecciati in fili metallici oro e rame, e galloni in filo di seta annodati e intrecciati a mano. Nulla sfugge a questo controllo, e Scervino sa esattamente cosa vuole da ogni superficie. Un abito babydoll marrone e il suo completo coordinato sono realizzati in chiffon di seta plissettato e pizzo intarsiato con una stampa denim trattata per apparire vaporosa e eterea piuttosto che piatta e compatta, e il pizzo stesso è stato disegnato internamente in modo che i suoi motivi richiamassero gli ibisco e le foglie di palma presenti nelle stampe. Questa ossessione botanica continua nelle decorazioni di piume cucite a mano per creare un effetto tridimensionale a foglia di palma, e nelle palme che ricompaiono decorate sul denim, stampate sull'organza e integrate nella maglieria di cashmere con inserti di cotone, un omaggio ai viaggi esotici che sognava da bambino. Ogni texture è considerata come un paesaggio piuttosto che come una decorazione. La collezione coniuga la maestria artigianale dell'alta moda con una chiara interpretazione delle donne contemporanee e delle ragazze che erano un tempo. Accanto ai capi più elaborati, troviamo un tailleur in maglia sartoriale in filato di lisle e crêpe di cotone, semplice e preciso, ma il cui nucleo emotivo è più irriverente. Boa realizzati con sedici metri di chiffon vengono portati a mano anziché indossati come un accessorio da showgirl, e la silhouette ruota attorno a minigonne a palloncino, un elemento centrale ispirato alla Londra di Twiggy e David Bowie che Scervino ha vissuto da giovane. Le minigonne si presentano gonfie in raso duchesse, in coccodrillo, in organza plissettata dalla texture ondulata, abbinate volutamente a camicie da smoking maschili con un corsetto integrato che rimane visibile, un contrasto tra morbido e strutturato che definisce la stagione. La continuità si manifesta negli accessori, dove la rafia lega insieme scarpe e borse, lavorate all'uncinetto o intrecciate e rifinite con pelle, realizzata in oro laminato o nella stessa identica palette degli abiti, che spazia dalle sfumature di blu al sabbia, passando per il bianco gesso, il rosa e il rosso, per poi approdare al marrone cioccolato e al nero. I gioielli aggiungono quel tocco finale e giocoso a cui Scervino non rinuncia mai, a forma di conchiglie e melograni, piccoli talismani che impediscono alla collezione, pur elaborata, di prendersi troppo sul serio.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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