La sfilata Spring Summer 27 di Giorgio Armani, tenutasi il 27 settembre, ha segnato il ritorno della linea di punta nel suo teatro di Via Bergognone dopo la sfilata maschile del giugno 24, e il cambio di ritmo si è percepito ancor prima che venisse presentato un singolo look. L'invito è arrivato qualche giorno prima con un piccolo ciondolo allegato, un cubo completamente bianco, un puzzle privo di colore, un accenno discreto ai riorganizzazioni in atto all'interno della linea Armani più esclusiva, che sembrano in sintonia con più ampi cambiamenti all'interno del gruppo. Quel ciondolo anticipava anche la scenografia stessa: una pista da ballo completamente bianca con una vaga eco di Saturday Night Fever, modelle che danzano in cerchio sotto un'unica palla da discoteca che proietta una luce lenta e fluttuante su una superficie altrimenti immacolata. La maison, un tempo caratterizzata da una puntualità quasi militare, ha iniziato con oltre trenta minuti di ritardo e la sala è rimasta completamente rilassata, in netto contrasto con l'epoca in cui il fondatore avrebbe acceso le luci della sala in segno di aperta agitazione dopo le dieci. La sfilata segue quella nuova disinvoltura, un modello alla volta anziché i familiari gruppi e le griffe che Armani amava presentare insieme, un ritmo più misurato, quasi meditativo, che permette a ogni silhouette di soffermarsi e di essere letta nella sua interezza. Silvana Armani, la nipote del fondatore che ora guida questa linea, ha curato il rituale tanto quanto il guardaroba, e la sua mano è leggibile sia in ciò che è stato tolto che in ciò che è stato aggiunto. La consueta abbondanza di cappelli che una volta. Giacche doppiopetto in tessuti a righe finissime color sabbia, spalla netta e lunga, si portano su pantaloni ampi e bermuda al ginocchio; i mocassini sono piatti, gli occhiali da sole leggeri. Arrivano geometrie più decise, impreziosite da zebrature bianche e nere che salgono dal pantalone alla giacca. Una gonna a ruota a fasce orizzontali è forse il capo più luminoso e memorabile della sezione. I capispalla si fanno progressivamente più fluidi, attingendo al rigore del guardaroba maschile per assecondare il corpo in totale libertà nonostante un’anima geometrica dei look. Emergono codici stilistici inconfondibili, eppure profondamente alterati nelle proporzioni, le spalle sono marcate, i ritmi grafici incalzanti mentre i dettagli riposizionati per esplorare nuove funzioni. La progressione cromatica asseconda il naturale scivolare del giorno verso la notte: l’esordio è dominato dalle tonalità dell’avorio, del sabbia e del greige; l’intensità di un nero liquido accompagna la collezione fino ai bagliori dell’oro e del cipria che chiudono la sfilata. L’oscurità conquista infatti la sezione centrale dove pigiami gessati stretti in vita, tute con scollature vertiginose e smoking impeccabili sovrapposti a top scintillanti ridefiniscono l’abito da sera. Anche gli abiti a tubo tagliati da audaci inserti trasparenti compaiono insieme a bustier architettonici, con listelli rigidi in resina scura e metallica, a cui vengono abbinate lunghe gonne fluttuanti. Il finale si accende di luce dopo frange dorate cedono il passo ad un abito a fascia in maglia metallica dall’orlo volutamente incompiuto, affiancato da una tunica cipria da cui piovono fili di cristalli lucenti. Risultano illuminazioni calcolate, concepite per esaltare l’architettura del capo celandone ogni eccesso. Il vero punto di rottura si consuma anche sul piano tattile. Per la prima volta, Silvana Armani eleva il cotone in passerella, una scelta che nasconde un significato concettuale. Il fondatore considerava questa fibra eccessivamente povera, mentre l’attuale direzione creativa la elegge a simbolo di emancipazione: accostare la ruvida semplicità del cotone alla solennità dei tessuti serali sancisce una libertà rispetto ai codici Armani. In questa precisa intersezione, la collezione non è più omaggio al passato, si trasforma in firma autoriale consapevole e netta. Accanto all’inedita fibra spuntano frange, catene, pesanti croci, mentre vertiginosi sandali scultura sostituiscono le ballerine all’arrivo del crepuscolo. Un nuovo emblema si posa sull’immaginario del brand: la farfalla, che interviene come simbolo di trasformazione che pur custodendo l’anima originaria della Maison, ne modifica l’essenza. Il simbolo è ricamato su luminose paillettes e tessuti nei gilet in maglia metallica. Due omaggi diretti punteggiano la collezione, toccando le corde della memoria intima: la modella Agnese Zogla indossa una ricostruzione dell’abito da prima comunione di Giorgio Armani, completo di guanti e fiore all’occhiello, ricreato da una fotografia d’epoca. Subito dopo, una giacca incrostata di cristalli esibisce il celebre ritratto del creatore, la medesima effigie che campeggia oltre la strada, negli spazi museali dell’Armani/Silos.
Un Bacio Fatato
Vi aspetto al mio prossimo piccolo incantesimo
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